venerdì 9 gennaio 2009






Coltivare il carciofo sanminiatese

Ottimo a pinzimonio con un buon olio extra vergine, conosciuto da tutti come il carciofo di collina, amato dai contadini delle nostre campagne. Chi lo conosce bene lo posiziona a solativo, magari su terrazzamenti con terreno pesante, con una buona percentuale di argilla.

Prima del 1950 il carciofo sanminiatese rappresentava la coltura orticola principale del nostro territorio, nel catasto leopoldino si trovano particelle espressamente descritte come “carciofaia”. Per avere un’idea dell’importanza economica del carciofo prima degli anni ’50 sono sufficienti alcuni dati:su un totale di 500 ettari di carciofaie nel Valdarno inferiore circa 160 ettari erano coltivati con il carciofo sanminiatese esclusivamente su terreni collinari ciglionati.
Dal 1950 in avanti, quando iniziò l’industrializzazione e i giovani lasciarono le campagne sanminiatesi per scendere a valle e lavorare nelle concerie i contadini iniziarono a vendere i carducci agli agricoltori delle campagne romane, in meno di 5 anni nacque nel lazio uno dei più importanti comprensori per la produzione del carciofo romanesco. Favoriti dal clima, gli agricoltori delle campagne romane vinsero la battaglia del carciofo al mercato di Firenze, piazza di riferimento per gli agricoltori sanminiatesi, mandando definitivamente in pensione il carciofo di collina.

Pochi contadini continuarono a coltivare con passione il carciofo sanminiatese, finché nel 2002 un gruppo di giovani agricoltori decise di occuparsi nuovamente di questa meravigliosa pianta. E’ iniziata così una vera e propria valorizzazione del prodotto sia a livello agronomico che di marketing. Quest’anno siamo alla terza edizione della mostra mercato del Carciofo Sanminiatese, si terrà a San Miniato il 23 aprile dalle 10 in poi in piazza del popolo, i risultati della valorizzazione di questo ortaggio sono molto importanti: siamo passati dalle 2700 piante censite nel 2002 alle 10.000 piante del 2005 con una crescita esponenziale prevista per i prossimi anni. Il carciofo sanminiatese dal 2005 ha un marchio registrato, un disciplinare di produzione e viene venduto con delle fascette numerate.

Ecco una scheda tecnica perché possiate produrlo anche voi a casa:

Per procurarsi i carducci si scelgono le piante più belle e più produttive e nel mese di novembre si prelevano i carducci in eccesso rispetto alla pianta madre.Impianto si effettua in pieno campo nel mese di novembre oppure a marzo con un cavicchio si fanno dei buchi nel terreno grandi quanto la piantina (carduccio) che deve essere infilata in terra per non più di 7/8 centimetri.

Il sesto d'impianto per il sanminiatese è 2 metri fra le file e 1 metro sulla filaPreparazione del terreno: cercate un posto a solativo nel vostro orto con terra mediamente argillosa ma ben drenata (fosse laterali o tubi da drenaggio) fate una lavorazione a circa 60/70 centimetri, manualmente con la vanga (a buche singole) oppure con l'aratro ripuntatore (ripper), è possibile utilizzare il ripuntatore purché il terreno sia pulito. Rifinite il terreno con un erpice (fase da effettuare poco prima del trapianto), preparate il terreno con un concime organico: io utilizzo il Biopellet dell'Irundo con sangue secco, aggiungete del solfato di potassio granulare (l'unico ammesso in agrticoltura Bio) e della cenere di legna

Difesa: Il carciofo sanminiatese se è ben coltivato ha pochi problemi di tipo fitopatologico, può essere attaccato dagli afidi, in questo caso intervenite con Piretro e zolfo bagnabile (Tiovit).Per difendersi dai topi effettuate lavorazioni profonde in settembre/ottobre appena spuntano le nuove piantine.

Nel 2006, l’anno attualmente in corso, ho in campo circa 1.000 carciofi, tutti sanminiatesi e tutti dedicati ai nostri agricoltori più anziani che hanno riprodotto questi semi e ci hanno aiutato a conservare una parte della nostra tradizione agricola e alimentare.Grazie di cuore.
Coltivare l'olivo con metodi di agricoltura biologica

Per ottenere un ottimo olio extra vergine di oliva salubre e perfetto a livello organolettico.
Difesa meccanica delle olive.I nostri nonni, parlo della Toscana ed in particolare delle colline di San Miniato, facevano una miscela di rame e calce bianca in parti uguali e trattavano gli olivi a fine giugno... stranamente le mosche non attaccavano i frutti... perché?
I tecnici lo hanno scoperto da poco, non è stato semplice ma adesso è chiaro e voglio spiegarvelo.Sono tre le azioni che la poltiglia tecnica porta avanti contro la mosca delle olive (Dacus) Il colore celeste degli olivi appena trattati fa scartare a priori l'oliveto a molte mosche che arrivando dal mare tendono a scegliere le piante più vigorose e quindi di un bel colore verde. Ovviamente gli oliveti confinanti con quello trattato con rame e calce subiranno un attacco maggiore. Appena le trappole ci indicano che e' giunto il momento di trattare con poltiglia tecnica non facciamo passare neppure un giorno, interveniamo subito, perché uno degli effetti della calce e quello di disidratare le uova appena deposte visto che la mosca depone il suo uovo appena sotto la buccia dell'oliva. Una delle abitudini della Dacus è la palpazione dell'oliva al fine di scegliere il frutto più turgido, il migliore per il suo uovo. La calce rende la superficie dei frutti polverosa e caustica, quando la mosca effettua la palpazione trova un'oliva non adatta al suo uovo, ruvida e disidratata, spolverante di calce.


Coltivare il pomodoro grinzoso
Ho iniziato a conoscere questo pomodoro da piccolo, strusciato sul pane era la nostra merenda.
Il Pomodoro Grinzoso è da sempre sulle tavole dei contadini di San Miniato.

Il Grinzoso è un pomodoro generoso e toscano, schietto nel sapore e nei modi. Da almeno due secoli viene coltivato dai contadini sanminiatesi che fino al 1950 per pomodoro intendevano solo questa cultivar.

Molto simile al Pisanello come aspetto, ma assai meno produttivo, costoluto come il Fiorentino ma con un portamento determinato, arriva a 4 massimo 5 palchi poi arresta la sua crescita. A San Miniato è sempre stato coltivato utilizzando dei tutori, come si dice da noi, veniva incannato (utilizzando appunto le canne comuni) ma a partire dal 2001, grazie alle sperimentazioni in campo, abbiamo capito che con il suo portamento poteva essere allevato senza tutore, semplicemente utilizzando un film di pacciamatura biodegradabile.Con questo metodo la produzione aumenta del 30%, anche se le bacche risultano leggermente più piccole, il vantaggio è immenso per ciò che riguarda la riduzione dei tempi di lavoro e la maggiore resistenza fitosanitaria (non vengono effettuate le spollonature). Con queste pratiche agronomiche il Grinzoso diventa un ottimo ortaggio da coltivare con metodi di agricoltura organica (bio).
Ecco una scheda tecnica perché possiate produrlo anche voi a casa:
Preparazione del seme: si sceglie un pomodoro sano e ben maturo dal primo palco (dal secondo se l'esemplare è molto bello), togliete tutti i semi e lavateli con molti passaggi di acqua, metteteli in un colino e cercate di pulirli perfettamente, prendete una tavoletta di legno e lasciateli essiccare al sole per due giorni (mettete sopra una rete fitta per uccelli e topi), raschiateli e metteteli in una busta di carta sigillata.
Semina: si effettua in semenzaio da febbraio a marzo utilizzando un terriccio non concimato e dell'argilla espansaPreparazione del terreno: fate una lavorazione a circa 40 centimetri, manualmente con la vanga oppure con l'aratro, è possibile utilizzare il ripuntatore purché il terreno sia pulito. Rifinite il terreno con un erpice (fase da effettuare poco prima del trapianto), preparate il terreno con un concime organico: io utilizzo il Biopellet dell'Irundo con sangue secco, aggiungete del solfato di potassio granulare (l'unico ammesso in agrticoltura Bio)
Trapianto: si effettua a partire dal 10 di aprile al sud, dal 20 di aprile al nord
Difesa: Il pomodoro grinzoso è soggetto all'attacco della Peronospora, dell'Alternariosi, della septoriosi e di altri funghi, per questo motivo trattate da subito le piantine con Airone un idrorame che non blocca la crescita, in un secondo momento iniziate con la poltiglia bordolese (rame e calce o poltiglia caffaro)
Se il pomodoro viene attaccato dagli afidi intervenite con Piretro e zolfo bagnabile (Tiovit)

Nel 2009, l’anno attualmente in corso, avrò in campo circa 5.000 pomodori, tutti Grinzosi, e tutti dedicati ai nostri agricoltori più anziani che hanno riprodotto questi semi e ci hanno aiutato a conservare una parte della nostra tradizione agricola e alimentare.Grazie di cuore.